La mutazione professionale: tecnico/traduttore > redattore tecnico

Writec cerca giovani donne o uomini che vogliono cimentarsi in questa professione: comunicatore tecnico, redattore tecnico o technical writer che dir si voglia. Ma da quale bacino attingere visto che in Italia non abbiamo percorsi di formazione specifici?

La nostra analisi è partita ancora tanti anni fa, quando con i colleghi americani si discuteva cercando di descrivere quale “bestia rara” fosse il comunicatore tecnico e in quale habitat naturale potesse crescere e svilupparsi.

animali_selvatici_foresta_pluviale

Aye aye

L’habitat naturale della comunicazione tecnica

Innanzi tutto riprendiamo il profilo del comunicatore tecnico per descrivere meglio il suo habitat naturale e osservare quali sono i suoi nutrimenti ottimali:

Solo con questi principali nutrimenti si ha uno sviluppo completo del comunicatore tecnico.

Le mutazioni professionali

Visto che sul territorio italiano non esistono attualmente percorsi di studio che garantiscano una riserva naturale in cui il comunicatore tecnico può acquisire i nutrimenti necessari per crescere e svilupparsi, ecco che assistiamo a mutazioni di professioni tra le più disparate.

Ex ingegneri meccanici, ex biologi, ex elettronici e informatici, ex traduttori e così via. In effetti date le molteplici conoscenze che un comunicatore tecnico deve avere, potremmo anche attenderci ex grafici, ex responsabili della qualità e così via. Le combinazioni del genoma di provenienza di un comunicatore tecnico sono infinite.

Un caso

Io per esempio sono frutto di una mutazione che da “programmatrice analista” mi ha portato a “comunicatore tecnico”.

Il germe della mutazione era già presente nella combinazione “donna+inglese” che faceva sì che molta documentazione dei miei colleghi maschi (razza allora dominante in ambito controllo di processo e automazione) venisse passata alla sottoscritta. Anche “donna+spagnolo” mi fruttò un certo successo.

Nel 1992 si manifestò il primo sintomo mentre sviluppavo una delle prime applicazioni SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition) italiane in ambiente Windows. L’allora mio titolare, orgoglioso della sua formazione al MIT (Massachussetts Institute of Technology), mi chiese di creare una guida in linea. Di fronte ai colleghi “softwaristi” iniziai ad assumere comportamenti strani mentre cercavo di compilare un documento Word dove avevo manualmente inserito delle macro per aprire finestre e creare collegamenti tra testi. La mutazione era al suo culmine.

Dopo sette anni di rapida evoluzione genetica nel 1999 abbandonai la progettazione di applicativi software per abbracciare la progettazione di documentazione tecnica: nasce Writec.

I luoghi comuni della mutazione

Torniamo al comunicatore tecnico. I luoghi comuni affermano che:

“È più facile insegnare una materia tecnica a chi si sa esprimere con chiarezza, che non insegnare a scrivere a un tecnico”.

Sebbene io possa essere la dimostrazione vivente del contrario, molti colleghi Documentation Manager hanno avuto ottime esperienze con mutazioni da traduttrici e traduttori. Perché?

I traduttori…

Il traduttore trasforma un concetto espresso in una lingua nello stesso concetto espresso in un’altra lingua. Opera quindi nel suo cervello una decodifica per capire, e una successiva codifica per comunicare in un’altra lingua. Applica un processo e regole precise per ottenere il risultato sperato.

E noi comunicatori tecnici cosa facciamo? La stessa cosa. Abbiamo una sufficiente conoscenza della materia che ci permette di ascoltare il tecnico elettronico, metterci dalla parte dell’utente, capire e scrivere/illustrare il concetto per renderlo più fruibile, Applichiamo il processo di sviluppo dei documenti tecnici, e regole e norme.

Ecco che l’esemplare traduttore può mutare rapidamente al ruolo di comunicatore tecnico se sa accettare di sporcarsi le mani di grasso, domare applicativi software recalcitranti o visualizzare le combinazioni di dip-switch possibili per ottenere certe funzioni.

…e le traduttrici

Nell’habitat tecnico si sa, la razza dominante è prettamente maschile, ma gli esemplari femmine redattrici tecniche sanno districarsi con abilità mettendo in atto alcune loro peculiarità genetiche: metodica, multitasking, attenzione ai particolari e naturalmente instinto comunicativo.

Gli esemplari femmine redattrici tecniche sono altamente specializzate, proprio perché abituate già nel loro habitat familiare a ottimizzare tempi e costi per massimizzare i risultati. E proprio perché femmine, gli SME (Subject Matter Expert) maschi le accettano più volentieri quando fanno incursioni alla ricerca di informazioni…

La sfida biologica del traduttore

La sfida per un traduttore/traduttrice che vuole mutare a comunicatore tecnico è quindi adattarsi a un habitat naturale più tecnico, Dovrà conoscere bene i sistemi (meccanici, elettronici e software) e le loro peculiarità in termini di input e relativi output.  Dovrà apprezzare l’interazione con sistemi software avanzati, ma anche l’interazione con il manutentore dell’impianto. Ma il suo plus sarà sempre quello del traduttore, ovvero un abile giocoliere di parole che costruisce relazioni tra entità distinte, semplificandole.

I tecnici

I tecnici hanno invece una profonda conoscenza dei sistemi di cui si occupano (meccanico, elettronico e così via). Conoscono tutti i loro componenti, il processo interno che si scatena a fronte di un evento, conoscono i problemi che possono crearsi, conoscono tante cose… a volte troppe. E a volte sono preda di insicurezze profonde tipo “Ma dovevo dire anche questo?” e scrivono, scrivono.

Il loro cruccio è quindi dare forma a una sostanza che c’è e che deve essere presentata a chi fa di tutto per farsi male, è un ignorante, non legge il manuale, è un irresponsabile, e spesso ha un buon avvocato o l’associazione dei consumatori che lo difende: l’utente.

La sfida biologica del tecnico

La sfida per un tecnico che vuole mutare a comunicatore tecnico è quindi accettare di avere a che fare con gli utenti e capire che sono proprio i loro bisogni che determinano quanto e come scrivere, accettare che le traduzioni si pagano a parola e quindi non si può fare un manuale di 550 pagine con tutto lo scibile possibile, né continuare a saltare da un sinonimo all’altro perché “così mi hanno insegnato a scuola”, accettare di porsi sempre più la domanda “a cosa serve?” e “come si usa?” e non “cos’è?” che tanto all’utente poco importa. E poi naturalmente accettare di avere a che fare con regole redazionali cui non si può sfuggire.

Conclusioni

Se siete giunti fino alla fine di questo post senza annoiarvi e se sentite qualche strana attrazione verso questa professione, potreste essere interessati alla posizione che offre Writec. Provate a dare un’occhiata alla pagina delle nostre offerte di lavoro.

p.s.: mi ritengo una tra i primi esemplari mutanti nel panorama della comunicazione tecnica ma non l’unica. Alessandro Stazi ha dedicato ben tre webinar sul profilo del technical writer presentando la professione ai traduttori/traduttrici nell’ambito dell’Online Summer School della European School of Translation!

3 pensieri su “La mutazione professionale: tecnico/traduttore > redattore tecnico

  1. Sono commossa e condivido questa tua analisi. Sono un mutante femmina. Ma dopo tutto il genere conta? Grazie Vilma.

  2. Wilma, ottimo! Condivido in pieno… In fin dei conti essere considerati mutanti non é cosi male, evolversi in qualcosa di diverso é a mio avviso sempre meglio che stare immobili.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...